
Colpendo
una corda con un oggetto trasmettiamo alla stessa un’energia che la fa iniziare
a vibrare: vedremo che il fenomeno è meno semplice di quanto in apparenza
sembri.

Le vibrazioni
possono essere, in teoria, di qualunque tipo, come visibile nella immagine con
segno ?.

In
pratica, ovviamente, solo le vibrazioni che trovano uno zero o nodo nei
punti di attacco possono esistere realmente mentre le altre si annullano immediatamente
scontrandosi tra loro a causa della fase errata.
Perdonino
i puristi ma ometto una trattazione che annoierebbe e basta senza dare altri
contributi, e semplifico i concetti.
Si genera
quindi un regime di onde stazionarie che possono avere solo determinate
lunghezze d’onda, multipli della fondamentale: ovvero la frequenza più
bassa che la corda può generare.
I multipli
saranno quindi sempre numeri interi come 1,2,3, n.
Nell’immagine
seguente uno spettro di una nota del pianoforte. Come si può vedere le
armoniche sono molte ma nell’altro articolo sulla tavola
armonica capiremo come non tutte si propaghino nello stesso modo.

Spettro di una nota (Sol 4) di un
pianoforte
Ma quale è
la frequenza acustica che la corda genera e che noi sentiremo?
Per
conoscere questa frequenza occorre sapere a quale velocità l’onda si sposta
lungo la corda, cosa che non è del tutto immediata, e determinare quindi come l’onda
si propagherà nell’aria.
Facciamo
allora un passo indietro.
Un onda
acustica, ovvero un’onda meccanica, si sposta in due maniere o modi: in
modo longitudinale e/o in modo trasversale sempre attraverso un
corpo intermedio, sia esso un gas, un liquido o un solido.
Inutile
dire che i suoni, o onde acustiche, non si propagano, in nessun modo, nel vuoto
ovvero in assenza di un mezzo.
In questa
modalità l’onda si sposta comprimendo e rarefacendo il corpo che sta
attraversando.
Per fare
questa operazione le molecole o gli atomi che compongono il corpo in
attraversamento vengono compressi e tirati in continuazione gli uni contro gli
altri; da qui il riscaldamento del corpo in oggetto (dissipazione termica) e
parte della perdita di energia del suono.
L’orecchio
umano, sensibile attraverso il timpano a queste variazioni di pressione,
percepisce il suono in arrivo.
La
velocità del suono in questo modo di propagazione è la seguente, dove v
è la velocità in metri al secondo, σ è la densità del materiale in kg/dm³,
ed E il modulo di elasticità o modulo di Young.
![]()
E’ un modo
abbastanza particolare in cui le onde si spostano nel mezzo in senso
trasversale al cammino. La corda che vibra di uno strumento musicale
rappresenta bene l’idea del cammino trasversale di un’onda ma occorre fare attenzione perché gli
strumenti a corda non usano le stesse formule che vedremo ora anche se il
principio è identico.
E’ bene
dire subito che questo tipo d’onda si può generare solo nei materiali solidi,
dato il tipo di consistenza che essa richiede, ed è quindi esclusa dai liquidi
e dai gas. Inutile aggiungere che non può quindi essere mai un’onda acustica.
Il suo
moto è assai più lento, nei comuni materiali, rispetto all’onda longitudinale,
circa la metà in valore, e comporta una dissipazione d’energia,
proporzionalmente, ancora maggiore.
La formula
della velocità è la seguente dove v è la velocità in metri al secondo,
σ è la densità del materiale in kg/dm³, e G il modulo di scorrimento o
resistenza a taglio.
![]()
|
Materiale |
Densità |
VL |
VT |
|
Alluminio |
2,7 |
6420 |
3040 |
|
Bronzo |
8,6 |
4700 |
2110 |
|
Acciaio |
7,9 |
5790 |
3100 |
|
Acqua |
1 |
1482 |
Impossibile |
|
Aria |
0,001 |
353 |
Impossibile |
Velocità Longitudinali e Trasversali
Una corda
musicale si muove di moto trasversale, e questo è indubbio, ma la formula già
vista risulta inutilizzabile a causa dell’impossibilità di stabilire a priori
una resistenza al taglio. Si tratta infatti, a livello macroscopico di una
struttura messa in trazione da una forza esterna variabile.
Si usa
allora la formula di d’Alembert per corde in trazione, che è la seguente.
![]()
Dove v è
la velocità in metri al secondo, F la forza di trazione sulla corda in Newton, m
la massa della corda in kg e L la sua lunghezza.
Da questa
si ottiene, saltando i passaggi intermedi, la formula che determina la
frequenza della corda stessa.
![]()
Dove f è
la frequenza, n il numero d’armonica, F la forza in Newton sulla corda, σ
il peso della corda, e L la lunghezza della corda stessa.
In realtà
le formule sarebbero più complicate ma per i nostri bisogni è perfettamente
sufficiente questa.
Occorre
tenere conto infatti che la nostra corda è perfettamente omogenea e sottile,
dove per sottile si intende che il rapporto lunghezza diametro è molto grande:
inutile quindi inserire diametri o pesi specifici unitari per sezione.
La corda reale
Abbiamo
quindi stabilito che una corda suona con una frequenza tanto più acuta quanto più essa è leggera e
tirata, mentre la sua tonalità sarà più grave
(bassa frequenza) più è pesa e meno tirata.
In realtà
nei pianoforti, per evitare distorsioni nell’arpa le corde sono quasi sempre e quasi tutte tirate (caricate) con
la stessa forza: varia quindi la lunghezza
e il diametro (massa) delle stesse
per variare la tonalità.
All’accordatore
il compito di trovare la frequenza giusta nell’intorno di un intervallo ben
limitato.

Si noti la differenza di diametro
delle corde
Impedenza
L’impedenza
acustica, come quella elettrica, è la resistenza che il suono o un’onda
acustica, incontrano nel loro cammino.
A seconda
del valore d’impedenza, maggiore o minore, l’onda che si propaga viene riflessa
in fase o contro fase e questo è il motivo del funzionamento della corda
stessa.
Una corda
tesa tra due punti vede infatti un’impedenza quasi infinita negli stessi e l’onda si riflette tra un punto e l’altro
rimbalzandovi sopra.

Ecco come un’onda si comporta al
variare dell’impedenza
L’impedenza ovviamente ha effetti
anche sulla durata del suono: essa infatti, attraverso il ponticello permette
all’onda di propagarsi sulla tavola armonica e, in
parte, di disperdersi sui nodi estremi a causa del non totale o perfetto
isolamento.
P. Lavacchini